6) Nicola Cusano. L'importanza del numero.
Il numero  la ragione nel suo discernimento e nello stesso
tempo modello simbolico delle cose. Dal numero non si pu
prescindere.
N. Cusano, De coniecturis, l. primo, capitolo quarto.

Una specie di principio naturale da cui germoglia l'edificio degli
enti di ragione  il numero; quelli infatti che mancano di
intelletto, come gli animali, non numerano. N altra cosa  il
numero che la ragione nel suo dispiegamento. Talmente infatti si
pu provare che il numero  il principio di quegli enti che
rientrano nella sfera della ragione che, tolto il numero,
giustamente ci si convince che nulla di essi pu sussistere. N 
diverso il fatto che la ragione si esplichi nel numero, e di esso
si serva nella costruzione delle congetture, dal fatto che la
ragione modella mediante se stessa tutte le cose, come in una
suprema naturale immagine di s, cos come Dio, mente infinita,
comunica a tutte le cose l'essere nel Verbo coeterno.
N  possibile che qualche cosa sia prima del numero; tutte le
cose diverse da esso infatti dicono che esso  necessariamente da
presupporre. Tutte le cose infatti che escono dalla semplicissima
unit, sono composte sulla base di essa. N si pu di certo
comprendere composizione alcuna fuori del numero: sono infatti
contemporaneamente da esso, e la pluralit delle parti, e la loro
distinguibilit, e la proporzione in base alla quale si possono
raccogliere insieme. N sarebbe distinta la sostanza, distinta la
quantit, distinto l'esser-bianco, distinto l'esser nero, e cos
ogni entit, senza l'alterit, che , ed  per il numero. Ma il
numero  composto sulla base della sua stessa natura; l'essere del
tre deve infatti essere concepito sulla base di tre cose combinate
e raccolte insieme, altrimenti non ci sarebbe un insieme di tre
cose pi che se tu immaginassi a s la parete, e a parte poi il
tetto e il fondamento della casa, e poi pretendessi di avere in
mente la forma della casa. Bisogna perci che non separatamente,
ma compositivamente in uno sia immaginato quello; e allora la
combinazione di tre cose non sar cosa diversa dallo schema del
tre [ternarius]. Perci questo si compone sulla base di se stesso.
Bisogna anche che la prima opposizione sia ridotta entro limiti
[contracta], ci che  impossibile fuori del numero. Ogni numero
dunque risulta composto di diversi momenti contrapposti, e in tale
misura rapportantisi l'uno all'altro, che essi siano [per il loro
rapporto] il numero stesso. Il numero pari si oppone all'impari.
Ed ogni numero, sia pari che dispari, risulta di pari e d'impari,
cio di se stesso; un insieme di quattro cose contiene in s un
insieme di tre che  dispari, e l'insieme di quattro che  pari.
Che esso sia poi dalla combinazione di due ambi, non deve esser
messo in relazione con l'essenza del quattro, ma con la sua
quantit. In qual modo allora si potrebbe concepire qualcosa di
pi simile alla mente che il numero? Non  forse ternaria l'unit
del tre? L'immagine coincidente [aequalitas] del tre  ternaria. E
cos anche il rapporto costitutivo [connexio] del tre risulta
ternario.
L'essenza del numero  dunque il primo esemplare della mente. In
esso infatti si ritrova primitivamente la trinit, o la contratta
unitrinit, simbolicamente impressa nella pluralit; e infatti noi
congetturando dai numeri come enti di ragione della nostra mente,
a quelli ineffabili e reali della mente divina, diciamo che
nell'intenzione del creatore il primo modello delle cose  stato
il numero stesso, a somiglianza del numero del mondo delle
immagini [similitudinarius] che nasce dalla nostra ragione.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
sesto, pagine 1046-1047.
